Il valore intrinseco delle discipline

Credo sia capitato un po’ a tutti di sentirsi dire, dai propri figli o dai propri alunni, quanto oramai sia superato lo studio della storia, della geografia delle scienze e delle altre discipline. Sembra infatti che non sia più necessario passare tempo sui libri, quando è sufficiente “googlare” per avere immediatamente a disposizione tutte le informazioni che servono. Siamo quotidianamente immersi in una miriade di messaggi che ci “colpiscono” da più parti, rendendo difficoltosa la possibilità di avere punti di riferimento e aumentando in ognuno di noi il senso di precarietà, insicurezza, instabilità che contraddistingue la nostra società

Secondo il noto sociologo Zygmunt Bauman, la società contemporanea può definirsi “liquida”, poiché contrassegnata da legami deboli, dal disgregarsi dei valori, da flussi continui di informazioni che ci disorientano, rendendoci spesso incapaci di gestire anche i problemi più semplici. Viene quindi da chiedersi: - Esiste oggi un modo per sopravvivere alla “liquidità”? Questa è l’effetto della globalizzazione che, muovendo i suoi primi passi all’interno del mondo produttivo-economico, ha finito con l’invadere le dimensioni della cultura, gli stili di vita, le formae mentis, sotto l’azione di internet, dei media, dell’informazione, della digitalizzazione. In questa condizione di cambiamento continuo, quale impegno educativo deve assumere il sistema scolastico? E soprattutto: che ruolo giocano le discipline scolastiche nella società della conoscenza?

Nella Dichiarazione della Conferenza mondiale sull’educazione per tutti (Jomtien, Thailandia, 1990) è stato introdotto il concetto di “educazione di base”, funzionale cioè al soddisfacimento dei “bisogni educativi fondamentali” dei bambini, degli adolescenti e degli adulti. Tra i bisogni fondamentali rientrano gli strumenti essenziali dell’apprendimento (ambito linguistico e logico-matematico) e i contenuti propri dell’apprendimento di base, che, quindi, diventano veri e propri mezzi per sopravvivere, sviluppare le proprie potenzialità, essere in grado di prendere decisioni e di risolvere problemi. La scuola è pertanto chiamata a svolgere un ruolo nuovo e sempre più strategico: deve saper promuovere una formazione che incentivi la capacità di sviluppare, ricostruire, riappropriarsi di continuo e lungo tutto l’arco della vita di quelle competenze che di volta in volta si rendono necessarie.

La conoscenza assume un valore sociale: è un’attività primaria da cui dipende il futuro dell’economia e della stessa società. Ciò comporta una vera e propria trasformazione del senso della conoscenza: la sua dimensione è epistemologica e si passa dal paradigma lineare delle “materie”, che indicavano l’apprendimento come trasmissione di contenuti, a quello complesso delle “discipline”, che mettono in evidenza l’attività del soggetto che apprende, il modo in cui progressivamente acquisisce i punti di vista, le modalità di indagine e gli specifici linguaggi dei diversi campi del sapere. La disciplina è, quindi, non statica ma dinamica, flessibile e in continua evoluzione: interagisce con le potenzialità di ciascuno e si trasforma in metodologia di pensiero, in chiave di lettura della realtà, in una lente attraverso cui interpretare il mondo. Ciò che conta maggiormente è la capacità di creare e usare conoscenze in maniera efficace e intelligente, su basi in costante evoluzione (Memorandum Lisbona 2000 e Strategia Europa 2020): questo significa essere competenti, in una costante interazione dialettica tra patrimonio conoscitivo e compito di realtà.

Occorre pertanto elaborare un curricolo rispondente a criteri di flessibilità, complessità  e reticolarità, che sia in grado di organizzare i flussi informativi provenienti dai media e di fornire agli studenti gli strumenti che consentano loro di navigare tranquillamente e con competenza nello sconfinato oceano del sapere. E’ necessario basarsi su una cultura epistemologica che guarda alle discipline come “bussole” per l’orientamento personale (Rapporto Delors, Unesco 1995) poiché, intese come metodologie di pensiero, diventano lo strumento essenziale per la costruzione della propria identità. Attraverso l’uso strategico delle discipline si progettano percorsi formativi unitari e raccordati con il territorio che potenziano l’autonomia personale e, quindi, sviluppano una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva, a sostegno dell’occupazione, della produttività e della coesione sociale (Strategia Europa 2020).

Le discipline, quindi, sono ancore di salvataggio in mezzo alla liquidità della conoscenza in cui è immersa la nostra società e qualunque sia il modo di approcciarsi ad esse (multidisciplinare, interdisciplinare, transdisciplinare) è indubbio il loro contributo nel trasformare il problema derivante dallo straripamento invadente della conoscenza multiforme, parcellizzata, sovraesposta, in opportunità, intesa come capacità di individuare e risolvere i problemi, orientarsi e gestire la complessità dei nostri giorni.

Grazie della vostra preziosa attenzione!

 Laura Superchi - Insegnante

Bibliografia

  • Bauman Z, Modernità liquida, Laterza, 2006
  • Bauman Z., Dentro la globalizzazione. Le conseguenze sulle persone, Laterza, 2007
  • Dichiarazione della Conferenza mondiale sull’educazione per tutti (Jomtien, Thailandia, 1990)
  • Memorandum Lisbona, 2000
  • Strategia Europa 2020
  • Rapporto Delors, Unesco 1995
  • Boccia P., Le Indicazioni Nazionali per il curricolo dell’Istituto comprensivo, Anicia, 2014