di Pietro Boccia

Nell'attuale panorama culturale (globalizzazione, società della conoscenza e dell’interculturalità) è indispensabile impegnarsi, nelle scuole autonome, a favore di ricerche e di uno studio, centrato sulla consapevole acquisizione di una pluralità di culture e sul processo d’inclusione. La complessità culturale impone, infatti, a ogni docente l’assunzione di un ruolo dinamico, per rispondere alla necessità d’interpretare, in modo adeguato, i contesti problematici, atti a promuovere i processi d’inclusione, e a “costruire una società, eretta non solo sulla convivenza democratica, ma anche sulla consapevolezza che le diversità etniche e culturali, quando non superano la soglia di contaminazione, diventano, come ho scritto nel Manuale del Dirigente scolastico (edito dalla Casa editrice Maggioli 2015), per tutti una ricchezza e una risorsa per la crescita individuale e per la maturazione sociale”.

 Il ruolo e la funzione del docente, nella società globale e, come direbbe il sociologo Bauman, “liquida”, diventano centrali per educare e far acquisire alle giovani generazioni, attraverso l’istruzione e la formazione, tanto le conoscenze e le competenze per attraversare e governare il mondo quanto i valori per orientarsi nel cammino verso gli obiettivi che s’intendono perseguire.

Ogni società democratica, per non sterilizzarsi e degradarsi, sa che le conoscenze e le competenze devono viaggiare insieme ai valori. Diversamente si costruirebbero dei mostri:

  • Nel Medioevo, ad esempio, per la scarsità delle conoscenze, gli uomini, facendo tesoro soltanto dei valori (solidarietà, fraternità), in concomitanza delle pestilenze, si riunivano nelle chiese, trasmettendosi, per contagio, malattie infettive.
  • Un altro esempio, che si presenta in antitesi al precedente, è che, nel Novecento, i tedeschi, popolo di brillanti artisti, filosofi e scienziati, per mancanza di valori (libertà, giustizia sociale, pace e così via), hanno concepito le mostruosità dei lager nazisti.

Il ruolo e la funzione del docente sono, perciò, in una società globale, “liquida” e soggetta a continui cambiamenti, indispensabili, per educare e formare cittadini aperti al mondo, pronti a far propri gli obiettivi dell’Ue, vale a dire quelli della crescita intelligente, sostenibile e inclusiva, e a non disperdere le radici storiche del proprio territorio.

Pertanto non soltanto i valori senza le conoscenze, ma anche le conoscenze senza valori  generano mostri.

Nel D. L. 16 aprile 1994, n. 297, all’art. 395 si stabilisce che il ruolo e la funzione del docente sono intesi come esplicazione essenziale non solo dell’attività di trasmissione della cultura e della sua elaborazione ma anche di stimolo alla partecipazione dei giovani a tale processo e alla formazione umana e critica della loro personalità. “I docenti delle scuole di ogni ordine e grado, oltre a svolgere il loro normale orario d’insegnamento, espletano – è scritto nel c. 2 dell’art. 395 - le altre attività connesse con la funzione/docente, tenuto conto dei rapporti inerenti alla natura dell’attività didattica e della partecipazione al governo della comunità scolastica”.In maniera particolare, essi provvedono al proprio aggiornamento culturale e professionale, anche nel quadro delle iniziative promosse dai competenti organi istituzionali; partecipano alle riunioni degli organi collegiali, di cui fanno parte, e alla realizzazione delle iniziative educative della scuola, deliberate dai competenti organi; curano i rapporti con i genitori degli alunni delle rispettive classi; partecipano, inoltre, ai lavori delle commissioni d’esame e di concorso, di cui siano stati nominati componenti.

 Il docente della scuola autonoma è, oggi, per di più, consapevole che ogni alunno deve non solo aspirare al successo scolastico, ma anche, tramite la specificità dell’autonomia didattica, organizzativa, di ricerca, sperimentazione e sviluppo, a quello formativo.

Pertanto, egli, insieme alle discipline che insegna, è funzionalmente strumentale agli obiettivi generali del processo formativo; questo è un aspetto ben compendiato nell’aggettivo “funzionale”, di cui all’art. 1 del D.P.R. 275/99.

Tale aspetto rappresenta, di fatto, la sintesi tra le potenzialità, riconosciute in ogni soggetto, a livello individuale, e gli obiettivi generali del sistema d’istruzione. Nell’ultimo provvedimento legislativo (Legge n. 107/2015) il docente, soggetto a un processo valutativo, dovrebbe essere spinto maggiormente “a un insegnamento qualitativo, concorrendo a migliorare la scuola e far acquisire il successo scolastico e formativo agli studenti”.

Egli, però, come sensazione percepita, si sente, per com'è stata presentata, discussa e approvata la L. n. 107/2015, svuotato della libertà d’insegnamento/apprendimento e demotivato a svolgere il compito di stimolare allo studio, di attivare nel soggetto/studente il bisogno di costruire, in maniera dignitosa, il proprio futuro, di personalizzare l’esperienza educativa e, coinvolgendo psicologicamente la classe, di socializzare le conoscenze e di prospettare valori.

Ciò, per alcuni, dipenderebbe, più di ogni altra cosa, dalla capacità di governance del dirigente scolastico, ma non sarà così, non solo per il multiforme e complesso profilo della qualifica dirigenziale (D.L. n. 59/1998) che un dirigente dovrebbe possedere, ma anche, perché, rispetto al D.Lgs, n.165, alla L. 15/2009 e al D.Lgs. n. 150/2009, egli sarebbe, di fatto, depotenziato di poteri sia per la presenza, nel comitato di valutazione, di tre docenti, scelti dal collegio, sia per la presenza del direttore regionale, attraverso un suo rappresentante. Il docente, in base alla L, n. 107, dovrebbe, in ogni modo, essere valutato sia individualmente sia in gruppo con riferimento al potenziamento delle competenze degli alunni, dell’innovazione didattica e metodologica, della collaborazione alla ricerca didattica, alla documentazione e alla diffusione di buone pratiche didattiche e delle responsabilità assunte nel coordinamento organizzativo e didattico e nella formazione del personale.

Oggi, è, però, innegabile, nella società globale e “liquida” che il ruolo del docente si è atomizzato.  L’autonomia scolastica ha, perciò, ricondotto ogni principio didattico alla flessibilità e alla capacità di ogni docente di modulare l’offerta formativa alle esigenze e alle potenzialità individuali dell’alunno e di collocarla, attraverso i processi d’integrazione e d’inclusione, all'interno di un sistema policentrico, permettendo alle scuole di diventare lo snodo di una rete di soggetti istituzionali, potenzialmente capaci di alimentare e di erogare, attraverso l’istruzione e la formazione, competenze.  Queste sono multidisciplinari e, perciò, non possono essere conseguite attraverso ogni singola disciplina. Per tale motivo, il co. 2 del D.L. n. 59/1998, impone al dirigente scolastico di assicurare la gestione unitaria di ogni organo dell’istituto, che dirige.

Il docente, in conclusione, solo operando in una prospettiva collegiale, assumerà, un ruolo con una valenza più pervasiva, per così dire olistica, e, in tale senso, potrà, sicuramente, concorrere alla formazione dell’alunno/studente nella sua unicità, in un sapiente equilibrio e dosaggio di sapere, saper fare e saper essere.

Grazie della vostra preziosa attenzione!

di Pietro Boccia